L’ECCEZIONE – ANIME ALLO SPECCHIO
(formato 14,5 x 20,5, pp. 178, Eidon Edizioni, Genova, maggio 2010; vai al catalogo EIDON
Immagine di copertina di Attilio Semperboni
Revisione redazionale dei testi di Anna Chiara Maldera
Seconda raccolta di racconti pubblicata dall’autore.
La struttura del libro, i motivi ispiratori e le scelte stilistiche sono delineati da Mariagrazia Paganuzzi, autrice della Prefazione, nel brano che qui si riporta:

«La raccolta è composta di 22 racconti di argomenti e lunghezza diversa (in qualche caso si tratta di una sorta di breve lettera), scritti quasi tutti tra il 2008 e la prima metà del 2009, sotto le sollecitazioni di una realtà spesso vissuta e interpretata in modo sofferto dallo scrittore.
I protagonisti, le «anime», parlano tutti in prima persona.
A volte si rivolgono direttamente ai lettori o a un’ideale controparte e il racconto assume, così, l’andamento di un vero e proprio monologo.
Altre volte, invece, la storia assume un ritmo narrativo più incalzante, grazie a numerosi dialoghi che rendono il racconto più vivacemente strutturato».

La scelta del titolo L’eccezione viene spiegata così dall’autore alla stessa Mariagrazia Paganuzzi: «Quando ho usato questa parola in uno dei racconti, ho pensato subito che potesse essere il titolo giusto per la raccolta.
È un vocabolo che si apre a una pluralità di significati […]
ognuno di noi è un’eccezione, nella sua unicità di persona.
E ognuno di noi, nel bene o a volte purtroppo nel male, cerca qualcosa che renda unica la sua vita.
In questo senso, allora, l’eccezione può essere anche
l’ideale e il sogno di felicità che raramente si realizza, ma di cui contempliamo con struggimento la bellezza».

Un’altra considerazione di Mariagrazia Paganuzzi, nella Prefazione: «Questi personaggi allo specchio riflettono tanti di noi… anzi, in ogni racconto, secondo me, ognuno può trovare qualcosa di se stesso».

In questo specchio simbolico, ma a volte anche reale (rappresentato in certi racconti da una parete, una vetrina, uno schermo televisivo) si guarda una varia umanità: l’onnipotente e vanaglorioso primo ministro di Realia, Cesare Megaloni, che ha assunto una nuova identità, dopo aver lasciato la politica con un ultimo colpo di teatro; il mafioso, vecchio e malato, che fa i conti con gli abissi del male in cui è sprofondata la sua esistenza; «La Sgorbietta», star mediatica suo malgrado, perché accusata dell’omicidio dell’affascinante sorella; il fratello del figliol prodigo, personaggio scomodo ma umanissimo della parabola evangelica; una casalinga tutt’altro che «disperata» e pronta a sfatare uno dei tanti luoghi comuni della nostra società ricca di pregiudizi e povera di valori; un «disadattato», che con le sue argomentazioni paradossali ci invita a riconoscere, dietro le tante ansie del nostro vivere quotidiano, le ombre dei sogni che abbiamo cancellato e che vogliono essere riportati alla luce.
In appendice è pubblicato il testo di una sceneggiatura dell’autore, intitolata L’apparizione (Una santa ragazza).

Di seguito viene proposto un brano tratto dal racconto La dignità, particolarmente caro all’autore perché è un omaggio a una figura luminosa come quella di Giacomo Matteotti, e a chi come lui ha avuto «la dignità» di difendere, fino all’estremo sacrificio, i più alti ideali e il bene comune.

Che cosa c’è di più profondamente umano della dignità? È come un fiore che sboccia anche nei terreni più ostili e inospitali e resiste tenacemente anche quando tutti lo calpestano.
La dignità sopravvive anche quando tutto il resto intorno sembra morto.
Anche quando la speranza, agli occhi limitati degli uomini, sembra inesorabilmente tramontata.
La dignità è fresco ristoro di sorgente per il viandante, è fragranza profumata che ridona il
respiro anche nelle arie più ammorbate.
La dignità non ha ricompensa immediata né prossima, è l’altare meno solenne su cui immolarsi.
La dignità sembra la virtù più inutile. Eppure, è l’ultima cosa che resta quando tutto è perduto.
La dignità è un atto di fede. È un piccolo seme da interrare, senza sapere quando darà i suoi frutti.
La dignità non salva una singola persona, salva l’idea stessa di umanità quando intorno ogni cosa la sta annientando.