«Assaggi» sparsi di romanzo:
        Era come se un’unica grande ondata di sugo si spargesse nell’aria la domenica a pranzo. E ogni sugo si distingueva per le sue particolari caratteristiche, come tonalità di uno stesso colore, come variazioni di un identico tema musicale, a formare una sinfonia olfattiva … Il sugo era quasi il sigillo di un’appartenenza comune, il pegno di un’unità che dava a Damiano un senso di sicurezza. La famiglia e il parentado erano il luogo privilegiato di questa liturgia salvifica. Amava tutte le occasioni di festa in cui i parenti si riunivano: avevano un sapore antico e mitico di rituale che celebra la continuità della vita, una vita che si effonde in abbondanza.

Lei era comparsa un giorno nella sua vita come una rivelazione, come un angelo che faceva scalo alla stazione della metropolitana durante il suo volo, come un essere proveniente da altre dimensioni. Era la croce e la delizia di mille mattine, alla fermata, in attesa della prima delle due linee che lo portavano verso l’università.

«Pane e prosciutto, mi piaci di brutto, l’amore è un po’ matto, più matta di tutto sei tu …»

Damiano continuò la sua allegra conversazione con amici e cugini, ma a un certo punto un’immagine catturò la sua attenzione, come accadeva spesso in quel periodo, e lo estraniò dai suoi compagni di giochi. L’immagine di un uomo su un manifesto.

«Questo Paese ha un disperato bisogno di riflettere su se stesso, di guardarsi in profondità, di scrutare senza paura le sue zone d’ombra, altrimenti si troverà sempre nei guai senza capire mai come ci sia finito dentro.»


«L’Italia è un Paese dove, nelle cose piccole come nelle grandi, c’è sempre qualcuno pronto a ergersi a padrone perché trova sempre qualcuno altrettanto pronto, prima ancora che lui glielo chieda, a fargli da servo.»


La millefoglie fu accompagnata da meritati elogi, che coprivano il retrogusto di amari ricordi.


«Se non vogliamo creare alibi alla tirannide, all’oppressione, se non vogliamo fornire pretesti a chi minaccia la libertà, che è il pane della nostra anima, non possiamo che condannare in blocco, e senza attenuanti, qualsiasi forma di dittatura e autoritarismo» continuò il professore con la stessa limpidezza e la stessa passione che lo animava quando insegnava.


Possono bastare i più banali strascichi di una normalissima influenza per far sì che un qualsiasi pomeriggio tardo-invernale di città si trasformi nel momento-chiave, nella svolta fondamentale di tutta la tua esistenza.


«Io son La Volpe e tu L’Uva, / un’Uva dolce e matura, / ma qui La Volpe ci arriva, / ti porta giù e ti divora …»


«Giulia aveva parlato delle foto con la mamma … La mamma le aveva risposto che questa vita è come il negativo di una fotografia; s’intravede solo qualcosa. Se tu non avessi mai visto la foto vera, se non conoscessi quelle persone e quelle cose come sono nella realtà, riusciresti mai a immaginare dietro quelle sagome bianche, quelle macchie tutte uguali, i volti, i colori, i vestiti, gli alberi, i fiori e tutte le altre cose belle?»


Chissà come sarà una domenica senza tramonto, si chiedeva Damiano. Magari apparentemente uguale alle altre… le ore che sembrano passare come sempre, una dopo l’altra, ma poi alla fine… sorpresa! La notte non arriva. E arrivano invece tutti quelli che un giorno erano partiti. Magari ci si siede tutti insieme a una tavolata, quelle belle tavolate di parenti e amici che si fanno in certe grandi occasioni di festa… E intorno tanta luce e tanto sole, che riscalda l’anima. E bei giardini, e fiumi di acqua limpida e laghetti, e campi di grano, e alberi in fiore.

Dalla postfazione dell’autore “1978 e dintorni”: Questo libro vuole essere un atto di fede nei confronti della democrazia, della libertà, della giustizia sociale.